Sveva Angeletti \ Dal ciglio dell’ombra mi sporgo e svanisco \ 2018

Monte Urano \ UrbanPlay

a cura di Loretta Morelli

 

Questa serie di fotografie istantanee ci racconta la realtà che Sveva vive e che ci vuole far vivere. L’artista, immortala, più che momenti di vita, vere e proprie emozioni, che lei ricostruisce attraverso un linguaggio visivo che prende forma nella struttura stessa dell’immagine.

Ce le racconta nel paradosso della luminosità che conferisce pathos o disarma l’emozione a documentazione visiva. Come un regista, scrive una rappresentazione teatrale, che viaggia, senza l’utilizzo delle parole, attraverso la forma e la luce.

Sveva ci apre un sipario e noi, spettatori, curiosiamo all’interno del suo io, fatto di espedienti sensoriali che ci trasportano nel suo mondo.

Quello che viviamo guardando quest’opera, è il paradosso costruttivo, che crea un fortissimo contrasto tra la spontaneità di una immagine istantanea (polaroid) e la costruzione che invece c’è dietro. Sveva raccoglie momenti che tutti viviamo, e ce li restituisce sintetizzandoli in atmosfere con una semplicità poetica.

L’istallazione è inserita nella stanza della biblioteca con rispetto e rigore di ciò che già occupa questo spazio di cultura. Le fotografie istantanee sono esposte lungo l’asse longitudinale della scaffalatura, all’interno di teche che, da un lato, conferiscono importanza e quasi soggezione, dall’altro sembrano fare da scudo alla loro fragilità, sembrano quasi proteggerle dalle opere dei grandi letterati che le circondano.

Una semplicità visiva che evoca, che rimanda ad atmosfere che ci sembrano familiari ma che, come déja-vu, se ne vanno effimere nell’istante in cui le percepiamo.