Sveva Angeletti \ Ventiquattro giorni a Rivara \ video \ 2013

 

Ogni documentazione fotografica è frutto di una scelta. L’immagine può essere puro documento, quindi utile per leggere il lavoro che racconta, o può essere frutto dell’emozione che quello stesso lavoro suscita in chi lo sta registrando. (…) Sveva Angeletti sceglie due strumenti il video e la fotografia, due strade apparentemente diverse ma che portano allo stesso luogo mentale. Non riesce a scindere i due momenti creativi, quello del fare e quello del sognare: è come se cercasse di mettere a fuoco un concetto che gli scappa continuamente. Così cerca dati, numeri, strumenti per dare una spiegazione razionale alla follia dell’artista. Lo insegue mentre lui trova un luogo, il luogo; cercando sempre di guardarlo senza svegliarlo. Le nuvole viaggiano da Roma a Rivara, si spostano come fanno in cielo e lei si chiede perché più che come. E’ una documentazione emotiva ma che spiega le dinamiche costruttive di un lavoro impressionante dove il cervello dell’artista lavora faticosamente come la sua schiena per sostenere la volontà di trasformare l’arte in poesia.

Clara Tosi Pamphili